Cosa genera una valanga?

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Gli ambienti montani pongono svariati rischi per le persone che vi abitano e le attività che vi operano: case, impianti, vie di comunicazione ed edifici, pubblici e privati, devono infatti far fronte alle esigenze climatiche ed ambientali e, tra queste, la caduta di neve nei mesi invernali.
Il fenomeno che più di tutti richiede la massima attenzione è sicuramente quello delle valanghe.

I fenomeni valanghivi avvengono in seguito alla perdita di equilibrio del manto nevoso, che porta al distacco di una massa di neve, talvolta mista a ghiaccio, che precipita verso valle, con conseguenze spesso disastrose per ciò che si trova lungo il suo percorso. La valanga può assumere il volume di qualche centinaio di metri cubi sino a dimensioni spaventose e raggiungere velocità che si aggirano intorno ai 100 km/h sino fino a toccare i 300 km/h.

Le cause del distacco di una valanga sono molteplici.

Possiamo suddividerle in due categorie:

1. Cedimento, per perdita di resistenza del manto nevoso.

In questo caso il distacco avviene per evoluzione del manto nevoso a seguito di fenomeni termodinamici:

  1. Modifica della forma dei cristalli (scomparsa delle ramificazioni) verso forme dapprima arrotondate e successivamente spigolose, con scarsa coesione tra grano e grano di neve. Questo processo conduce alla formazione di strati a debole coesione.
  2. Innalzamento termico, tipico delle ore centrali della giornata e del periodo primaverile del disgelo, fenomeno più accentuato sui versanti maggiormente soleggiati. Ma, in condizioni di föhn, il vento caldo che occasionalmente spira durante l’inverno, ogni versante può essere interessato. La neve, come tutti i materiali, è una sostanza che perde in resistenza quanto più si avvicina al punto di fusione (0°C), questo ancor prima che abbia inizio il processo di fusione.
  3. Pioggia, che non solo apporta un carico addizionale, ma l’acqua allo stato liquido che, come l’acqua di fusione, penetra in profondità, dissolve i legami tra i grani di neve e causa una perdita di coesione.

2. Cedimento per sovraccarico (naturale o provocato).

  1. Il sovraccarico naturale può essere conseguenza di precipitazioni nevose di forte intensità, oppure crollo di cornici di neve formate dal vento.
  2. b. Il sovraccarico provocato è solitamente determinato dal transito di persone (con o senza sci) su un pendio nel quale il manto nevoso presenta un difetto interno (strato debole), oppure sul quale si è formato un “lastrone” di neve abbandonata dal vento (pendio sottovento, sovente dominato da una cornice).

Qualunque sia la causa che conduce alla rottura, è ovvio che il rischio aumenta proporzionalmente alla pendenza: al di sotto dei 30° di inclinazione il fenomeno è poco frequente, ma al di sopra aumenta rapidamente ed oltre i 35° ogni pendio è a rischio.
Sulla base di queste precondizioni morfologiche e climatiche si sviluppano tre diverse tipologie di valanghe:

 

  1. Le valanghe di neve a debole coesione.
    Si formano quando la neve che compone il manto nevoso, specie negli strati più superficiali, non è sufficientemente coesa. Il distacco di una frazione del manto nevoso in questo caso mobilizza una modesta massa di neve che, muovendosi verso valle, assume una forma a pera ed interessa progressivamente una superficie sempre più vasta. Questo genere di valanghe è caratterizzato da una ridotta velocità iniziale e dalla mole contenuta. Ciò rende dunque queste valanghe meno devastanti per il bosco o i manufatti, ma sempre pericolose per l’uomo.
  2. Le valanghe di neve a lastroni.
    Queste valanghe sono molto pericolose a causa delle dimensioni, anche chilometriche, che può raggiungere il lastrone. Il lastrone può essere formato da neve trasportata dal vento (lastrone hard) oppure da uno o più strati di neve dovuti a più episodi nevosi (lastrone soft). Questi due tipi di lastrone hanno in comune la presenza di strati deboli “al letto” del lastrone stesso. Possono andare in pezzi spontaneamente, ma sono la trappola pronta a scattare sotto gli sci o le racchette di un’escursionista, un trabocchetto che, solitamente, ha dimensioni tali da rendere vano ogni tentativo di fuga. I lastroni, sia soft che hard, interessano strati prossimi alla superficie per cui, solitamente, lo strato di fondo resta ancorato al pendio.
  3. Le valanghe per scivolamento di neve
    Questo tipo di distacco è possibile solo su superfici lisce come ad es. pendii erbosi o lastroni rocciosi. Inizialmente si apre una crepa ad arco profonda quanto tutto lo spessore del manto nevoso. Successivamente la crepa si dilata ed il labbro inferiore si allontana, dando alla spaccatura l’aspetto di una bocca di balena. Più è ripido il pendio, più è facile che la neve scivoli, perciò a volte il processo si arresta, più sovente prosegue per tutta la lunghezza del pendio. Esattamente come le valanghe di neve a lastroni, quelle per scivolamento di neve formano un margine di distacco ben definito, con la differenza che questo margine è arcuato e che il movimento interessa il manto nevoso per tutto il suo spessore.

 

Se avete trovato interessante questo approfondimento non perdetevi la nostra prossima news, nella quale parleremo dei danni provocati dalle valanghe e scopriremo nel dettaglio come mai conviene investire in strumenti per la prevenzione ed il distacco controllato degli accumuli nevosi pericolosi.

Alla prossima!




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